Disturbi Muscolari Comuni
Mal di Schiena " Lombalgia"
Il mal di schiena
è un disturbo molto comune: secondo
l'Organizzazione Mondiale della Sanità è la prima causa di disabilità al mondo.
Fortunatamente, però, ci sono molti modi per evitarlo e per porvi rimedio,
incluse semplici modifiche del proprio stile di vita.
Che cos'è il mal di schiena?
Il mal di schiena può colpire a qualsiasi età. La sua associazione con un peso eccessivo, la mancanza di esercizio fisico o movimenti sbagliati è stata studiata a lungo, ma gli esperti non sono ancora giunti a una risposta definitiva sul ruolo giocato da questi fattori nello sviluppo del dolore. Ciò che si sa è che alcuni problemi psicologici, come l'ansia e la depressione, aumentano il rischio di mal di schiena. Anche in questo caso, però, i motivi alla base dell'associazione non sono noti.
Rimedi
Dal punto di vista massoterapico il trattamento del "Core" (zona centrale del corpo) passa attraverso due principali strade, rafforzamento e aumento della flessibilità dei muscoli addominali, dorsali, obliqui, pelvici e tutti quei muscoli che vanno a sostenere la colonna vertebrale.
Miglioramento della Postura:
Un core forte aiuta a sostenere la colonna vertebrale e a mantenere la postura corretta. Quando i muscoli del core sono deboli, si tende a sforzare la schiena per compensare, aumentando il rischio di dolori e tensioni.
Trattamenti Massoterapici
Attraverso trattamenti sistematici dei muscoli sopra citati, utilizzando varie tecniche di massaggio specifico coadiuvate da specifici tecniche derivanti dalla MTC .
Dolore del tratto cervicale "Cervicalgia"
La
cervicale o Cervicobrachialgia, è una condizione molto comune che colpisce la
regione del collo e delle spalle. E' caratterizzata da un insieme di sintomi
che possono includere dolore, rigidità e limitazioni dei movimenti.
La cervicalgia può manifestarsi attraverso una serie di sintomi che variano da persona a persona. I sintomi comuni includono:
- Dolore al collo
- Rigidità muscolare
- Mal di testa
- Limitazione dei movimenti
- Formicolio o intorpidimento
Cause del dolore cervicale:
La cervicalgia è imputabile a una serie di disturbi che possono coinvolgere non solo la colonna vertebrale (per esempio alterazioni della sua curvatura, come in caso di rettilineizzazioni, scoliosi o cifosi), ma più spesso altri tessuti presenti a livello del collo, in particolare i muscoli. Molto spesso è infatti causata da stiramenti, rigidità e contratture dei muscoli del collo o distorsioni dei legamenti, dovuti a una postura scorretta prolungata, allo stress o a un trauma occasionale, come il colpo di frusta.
Fortunatamente, il trattamento massofisiterapico può svolgere un ruolo cruciale nel gestire la sindrome cervicale, anche attraverso esercizi specifici.
Fascite Plantare
La fascite plantare è un disturbo caratterizzato da infiammazione e dolore al legamento arcuato che attraversa la parte inferiore del piede e collega il tallone con la base delle dita dei piedi. Il legamento arcuato svolge un ruolo di primaria importanza nella trasmissione del peso corporeo al piede mentre si cammina e si corre e viene sottoposto a stress in particolare durante la corsa o il salto. La fascite plantare è molto frequente negli sportivi, ma può insorgere anche nei soggetti in sovrappeso o obesi, nelle donne in gravidanza e a causa dell'utilizzo di scarpe che mettono sotto eccessivo stress il tallone e il legamento arcuato del piede.
Che cos'è la fascite plantare?
La fascite plantare è una delle cause più comuni di tallonite. Il dolore è generalmente più acuto al mattino, quando ci si alza dal letto. Dopo aver effettuato i primi movimenti tende a diminuire, per riacutizzarsi dopo essere stati seduti a lungo.
Quali sono le cause della fascite plantare?
Il legamento arcuato del piede funziona come una corda che ammortizza il peso del corpo e i movimenti: quando la tensione è eccessiva il legamento può lacerarsi e infiammarsi, dando luogo alla fascite plantare.
Tra le principali cause alla base di questo disturbo troviamo:
La pratica di alcune attività sportive come la corsa, il basket, il tennis e il calcio, che sollecitano molto il legamento arcuato del piede.
La presenza di particolari conformazioni del piede che possono portare a camminare in una maniera scorretta (come il piede piatto o il piede cavo).
L'utilizzo di scarpe inadatte come quelle con la suola piatta, che non forniscono il giusto supporto al legamento arcuato del piede, oppure con i tacchi alti, che favoriscono la retrazione del tendine d'Achille (dando vita, in entrambi i casi, a un eccessivo stress del tallone e del legamento arcuato).
Altri fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare la fascite plantare sono: l'età (questo disturbo è più comune tra i 40 e i 60 anni); la presenza di sovrappeso o obesità; lo svolgimento di mansioni lavorative che costringono a stare in piedi per molte ore del giorno.
Quali sono i sintomi della fascite plantare?
Nella maggior parte dei casi il dolore associato alla fascite plantare si sviluppa gradualmente, colpisce solo un piede, anche se può verificarsi a entrambi i piedi ed è più acuto quando si effettuano i primi passi dopo il risveglio e può essere riattivato dopo essere stati a lungo seduti.
Come prevenire la fascite plantare?
Per prevenire l'insorgenza della fascite plantare è consigliabile:
Mantenere il peso corporeo nella norma, per ridurre al minimo lo stress sul legamento arcuato del piede.
Utilizzare scarpe adatte all'attività sportiva praticata e non indossare scarpe da ginnastica logore per avere sempre un buon sistema di ammortizzamento.
Evitare il più possibile di indossare scarpe dalle suole piatte e dai tacchi troppo alti
Diagnosi
Il medico effettuerà una visita accurata del piede, durante la quale verificherà la presenza e la sede della sintomatologia dolorosa percepita. Lo specialista potrà anche consigliare al paziente esami di imaging (radiografia o risonanza magnetica) per assicurarsi che all'origine del dolore non ci sia un'altra causa (come, ad esempio, una lesione o uno schiacciamento di un nervo).
Trattamenti
Tra le terapie previste per risolvere questa condizione, si trovano: l'approccio farmacologico, volto ad alleviare i sintomi della fascite plantare mediante la somministrazione di farmaci anti-infiammatori non steroidei e corticosteroidi; l'approccio di "rinforzo" con stretching ed esercizi di rafforzamento e l'uso di dispositivi specializzati (stecche, plantari); approccio chirurgico e terapie a base di onde d'urto.
Pubalgia
La pubalgia è una malattia che si manifesta con un dolore nella zona pubica, inguinale o all'interno coscia. A soffrirne, sono spesso gli sportivi, ma anche persone che, pur non svolgendo attività motoria impegnativa nel corso della quotidianità, incorrono in movimenti che condizionano dolori acuti in sede pubica o della piega inguinale.
Quali sono le cause della pubalgia?
Le cause della pubalgia possono essere:
- pregressi traumi a carico del bacino o del ginocchio
- limitazioni articolari congenite e/o degenerative
- malattie a carico del piede
- alterazioni della curva della colonna vertebrale
- alterazioni della muscolatura dell'addome a seguito di interventi chirurgici
- sovraccarico muscolare conseguente a disfunzioni della postura.
Spesso l'impiego di calzature non adeguate e traumi del piede e della gamba, possono far emergere alterazioni del modo di camminare, esponendo la muscolatura a stiramenti anomali, causa della reazione infiammatoria.
Quali sono i sintomi della pubalgia?
Il principale sintomo della pubalgia è il dolore. Nelle forme lievi, si manifesta al risveglio o all'inizio degli esercizi fisici, tendendo poi a scomparire dopo il riscaldamento. Nelle fasi più gravi della patologia, il dolore può apparire anche in modo improvviso, durante lo svolgimento dell'attività sportiva, tanto da impedirne la continuazione o rendere difficile la stessa deambulazione.
La Classificazione:
La pubalgia può essere di 3 tipologie differenti:
- malattia degli adduttori
- osteo-artropatia pubica
- sindrome della guaina del retto femorale
La diagnosi è affidata allo specialista ed è condizionata dal tipo di dolore, dalla distribuzione e dai sintomi associati.
Malattia degli adduttori: a soffrirne sono le strutture muscolari e tendinee della zona pubica, costantemente sottoposte a continue situazioni di sovraccarico che possono provocare infiammazione ed alterazioni della sua normale funzionalità. Se questa condizione si cronicizza, può coinvolgere l'architettura della articolazione, formando delle microcalcificazioni. Nel caso dei muscoli adduttori della coscia (muscoli che servono a chiudere gli arti inferiori), l'infiammazione è provocata da movimenti veloci di aggiustamento posturale durante i quali può avvenire uno stiramento e conseguire un microtrauma, quindi un'infiammazione locale e dolore. Il dolore nella parte interna della coscia è uno dei sintomi caratteristici, così come quello in apertura e chiusura della coscia. Uscire dall'auto o togliersi i pantaloni, sono un esempio.
Osteo-artropatia pubica: questa forma di pubalgia è caratterizzata da artrosi della sinfisi pubica (formazione fibro cartilaginea interposta fra due emibacini) e può essere generata da condizioni di sovraccarico come conseguenza ad iper sollecitazioni croniche ripetute (in particolare in ambiente sportivo, lavorativo o per ragioni costituzionali e traumatiche). La sintomatologia è caratterizzata da dolore in sede pubica che si accentua durante il movimento (salire le scale, tosse, starnuti, movimenti coinvolgenti un arto che fa da perno).
Sindrome della guaina del retto femorale: è conseguente ad un trauma (microlesione della fascia superficiale ed irritazione del nervo perforante superficiale).
La pubalgia e la gravidanza:
La pubalgia può anche verificarsi nel corso di una gravidanza (Sindrome dell'anello pubico o Sindrome di Lacomme), in particolar modo dopo il VI mese.Il bacino femminile deve adeguarsi alla crescita del nascituro, la sinfisi pubica può subire una progressiva diastasi (allontanamento delle superfici articolari) sia indotte dalle modificazioni ormonali, sia legate al progressivo adattamento delle strutture anatomiche (cause meccaniche e neuromuscolari). I sintomi sono: dolori localizzati nella regione pubica e nella parte interna della coscia associati a mal di schiena. L'origine di questo dolore è da ricondurre all'aumento del peso del nascituro e al progressivo spostamento in avanti del baricentro, dall'aggiustamento in antiversione (movimento del bacino in cui la parte superiore si arretra il coccige si alza, la curvatura lombare aumenta), dai movimenti in nutazione del bacino (apertura della parte inferiore del bacino), con conseguente allontanamento della superfici articolari della sinfisi pubica.Un sollievo può essere generato dal praticare con costanza esercizi di rilassamento muscolare soprattutto in acqua, nel non mantenere per tempi lunghi la stazione eretta, nell'assunzione di una postura simmetrica delle gambe (es. durante la pratica lavorativa) e, durante il riposo notturno, posizionando un cuscino in mezzo alla gambe. In fase acuta, il dolore può essere alleviato dall'assunzione di antinfiammatori (solo dopo prescrizione medica ) e da un eventuale trattamento massofisioterapico (in relazione a possibili mal posizioni della colonna). La sintomatologia tende a regredire fino a scomparire dopo qualche settimana dal parto, venendo meno la causa generata dal peso del nascituro e dalla distensione addominale conseguente.
La Diagnosi
La diagnosi della pubalgia avviene durante una visita specialistica fisiatrica, si basa, dunque, sull'osservazione clinica (sede, tipologia e modalità dell'esordio del dolore).
A seconda del caso, il medico può richiedere esami di approfondimento come: la radiografia del bacino, l'ecografia e, se necessario, la risonanza magnetica.
I Trattamenti
Per la pubalgia non esistono farmaci specifici. Se il trauma è avvenuto da poco tempo, per prima cosa sono consigliati impacchi freddi e il riposo.
In seguito, possono risultare efficaci gli antinfiammatori e una terapia antinfiammatoria locale (es. pomate antinfiammatorie e cerotti medicati).
Per attenuare il dolore e ridurre lo stato infiammatorio, è molto utile sottoporsi alla Tecarterapia. Sono un'alternativa il trattamento mediante Tens, ultrasuoni o laser terapia. Il trattamento mediante Onde d'Urto, in particolare, è efficace quando il dolore dura da lungo tempo. Il trattamento (tre sedute diluite in tre settimane), infatti, restituisce un naturale apporto di sangue ai tessuti infiammati e favorisce il graduale riassorbimento delle eventuali deposizioni calcifiche.
Successivamente, è importante rieducare il muscolo alla funzione tramite esercizi di stiramento (stretching) e rinforzo muscolare.
Da evitare è l'attività sportiva per il periodo successivo al trauma. I tempi di ripresa sono dipendenti dal caso specifico.
La Prevenzione
Vi sono indicazioni che indirettamente possono prevenire la sintomatologia dolorosa (calzature adeguate, evitare attività sportive su superfici troppo dure, ecc.) e indicazioni rieducative/riabilitative orientate al recupero di un assetto posturale corretto (in particolare del tratto lombare e del bacino).
Epicondolite
"Gomito del tennista" è un'espressione che viene comunemente utilizzata per indicare l'epicondilite, un disturbo a carico del gomito dovuto alla degenerazione di un tendine alla sua inserzione ossea sull'epicondilo omerale (piccola sporgenza ossea terminale dell'omero che si trova nel gomito). Questa condizione, che provoca dolore anche molto intenso, è una conseguenza del sovraccarico tendineo dovuto a una continua sollecitazione dei muscoli epicondiloidei (quei muscoli, cioè, che permettono l'estensione del polso e delle dita della mano). È un disturbo molto comune che in Italia riguarda dall'1% al 3% della popolazione. La fascia di età più colpita è quella tra i 25 e i 60 anni.
Che cos'è il gomito del tennista?
L'epicondilite è una particolare tendinopatia a carico dei tendini estensori del polso e delle dita. L'infiammazione origina quando i tendini che si inseriscono sull'epicondilo laterale omerale all'altezza del gomito, subiscono una degenerazione che scompagina le fibre elastiche e le sostituisce con fibre cicatriziali.
Si tratta di una patologia degenerativa – se non trattata peggiora con il passare del tempo – e può essere indotta da una serie di microtraumi o overuse, per esempio, a causa di ripetute posizioni innaturali e sforzi del braccio.
L'epicondilite provoca la perdita di elasticità del tendine e, dunque, compromette i movimenti del polso e del gomito. Il dolore si irradia nel braccio a ogni movimento, anche durante le azioni più semplici. Per queste sue caratteristiche e la tendenza a cronicizzarsi, il gomito del tennista può diventare con il passare del tempo un disturbo invalidante che impedisce il normale svolgimento delle attività quotidiane con un notevole impatto sulla qualità di vita dei pazienti.
Quali sono le cause dell'epicondolite?
Il gomito del tennista di solito è determinato da un sovraccarico funzionale (da un uso, cioè, eccessivo e continuato del gomito). Si manifesta quindi più frequentemente in quei soggetti che, a causa di specifiche attività sportive o lavorative, ripetono frequentemente movimenti che interessano gomito, polso e mano e si trovano costretti a mantenere gomito e braccio in una posizione innaturale per un tempo prolungato. Per esempio chi svolge mansioni "da scrivania" e dunque lavora al computer per svariate ore al giorno, oppure i camerieri, o ancora i meccanici.
Quali sono i sintomi?
Il dolore a livello del gomito è il sintomo più indicativo dell'epicondilite. Inizialmente il dolore è circoscritto al gomito, si manifesta quando si compiono movimenti di estensione del polso o della mano contro una resistenza e tende ad aumentare se sollecitato attraverso movimenti che richiedono il coinvolgimento dei muscoli dell'avambraccio. Se l'epicondilite non viene trattata, il dolore può irradiarsi lungo l'avambraccio e persistere anche a riposo.
Come si previene?
Per prevenire lo sviluppo dell'epicondilite è necessario limitare al minimo quelli che sono i fattori di rischio legati allo sviluppo di questa condizione. Tra questi:
- Sovraccarico funzionale dei muscoli e dei tendini del gomito.
- Sforzi eccessivi connessi ai movimenti del braccio, e in particolare del gomito.
- Danni diretti (come i movimenti scorretti o l'eccessiva estensione dell'avambraccio).
Diagnosi
La diagnosi avviene principalmente tramite palpazione dell'epicondilo e si avvale di test specifici, che, se positivi, indicano la presenza della patologia. Una volta stabilita la gravità del problema l'approccio sarà, se possibile, conservativo, dunque lo specialista cercherà di evitare quanto possibile la chirurgia, che non è detto abbia esito risolutivo, e di sostituirla con cure di altro tipo.
Trattamento
L'approccio terapeutico all'epicondilite è generalmente conservativo e prevede l'utilizzo di antinfiammatori, terapie fisiche (come laserterapie e onde d'urto focali per migliorare la microvascolarizzazione locale), sedute di fisioterapia e stretching; è di cruciale importanza mantenere l'arto a riposo: per permettere che i trattamenti abbiano esito positivo, gomito e polso devono evitare tutti quei movimenti che provocano lo sforzo del tendine.
L'obiettivo delle terapie è sia aumentare l'elasticità del tendine, sia migliorare la vascolarizzazione. I due aspetti, infatti, sono strettamente correlati, e concorrono a condizionare la capacità di movimento del tendine e, dunque, il dolore provato dal paziente.